Le 3 leggi della Robotica

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Nella fantascienza, le 3 leggi della robotica sono un insieme di leggi scritte da Isaac Asimov, alle quali obbediscono tutti i robot positronici (ossia quei robot dotati di cervello positronico) che compaiono nei suoi racconti (e in molte narrazioni scritte da altri autori).

Al di là della narrativa fantascientifica, la preoccupazione al tempo diffusa che i robot potessero competere con l’uomo, ribellarsi o addirittura sterminarlo fu un argomento molto dibattuto.

Nella serie di racconti “Io, Robot”, Isaac Asimov enunciò le 3 leggi della robotica nel tentativo di controllare la competizione fra robot ed esseri umani.

Le leggi nacquero agli inizi degli anni 40 grazie alle discussioni di Asimov con John Wood Campbell, amico nonché curatore di Astounding Science Fiction.

Durante questi dibattiti, i 2 autori argomentavano ed illustravano i loro pensieri in merito alle storie robotiche loro e di altri autori, elaborando così nuove importanti concezioni e teorie.

Le 3 leggi della Robotica
Isaac Asimov 1920 – 1992
Le 3 leggi della Robotica
John Wood Campbell
1910 – 1971

Asimov era dell’idea che se una macchina era progettata “bene”, non poteva presentare alcun rischio, a condizione che non venisse utilizzata impropriamente.

Le 3 leggi della Robotica: La Legge Zero

Le Tre Leggi vennero estese con una quarta legge, detta appunto “Legge Zero”, così chiamata per mantenere il fatto che una legge con numero più basso soprassedesse a una con numero maggiore.

Venne enunciata da un personaggio di Asimov, R. Daneel Olivaw, nel romanzo “I Robot e l’Impero”, anche se venne precedentemente riportata nel romanzo “Conflitto evitabile” dalla psicologa Susan Calvin.

In “I Robot e l’Impero”, R. Giskard Reventlov fu il primo robot ad agire in base alla Legge Zero, anche se ciò si rivelò distruttivo per il suo cervello positronico, poiché violò la Prima Legge. Daneel, nel corso di molte migliaia di anni, fu in grado di adattarsi e obbedire completamente alla Legge Zero, la quale afferma:

Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità patisca danno.

Le altre 3 leggi vengono modificate di conseguenza:

La prima legge

Un robot non può recar danno a un essere umano, né permettere che, a causa della propria negligenza, un essere umano patisca danno.

La prima legge impone al robot di attribuire il grado di priorità massimo alla sicurezza.

La seconda legge

Un robot deve sempre obbedire agli ordini degli esseri umani, a meno che contrastino con la prima legge.

La seconda legge impone al robot di attribuire un alto grado di priorità al servizio.

La terza legge

Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questo non contrasti con la prima o la seconda legge.

La terza e ultima legge impone al robot di attribuire un livello di priorità medio – alto all’ autoconservazione.

Le 3 leggi della Robotica
Isaac Asimov, autore delle 3 leggi della Robotica

Le 3 leggi della Robotica sono applicabili ?

Attualmente, le 3 leggi della robotica non hanno alcun effetto o applicazione nell’ambito industriale.

Infatti, i robot ad oggi esistenti non possono essere paragonati a quelli immaginati da Asimov o a quelli di cui si parla nei libri e film di fantascienza, che presentano una propria realtà pensante.

Anni fa in Inghilterra fu condotta una serie di esperimenti al Bristol Robotics Laboratory finalizzata a dimostrare che le norme erano possibili e che ad oggi non esiste un essere pensante che non sia un umano.

Alan Wilfed, professore presso il Bristol Robotics Laboratory, programmò una serie di robot seguendo le 3 leggi della robotica: l’automa doveva salvare degli umani che fossero entrati in un’area denominata “Hole”.

Pratica e teoria differiscono… La lentezza nel giudizio della situazione e nella decisione sul da farsi, non ha consentito al robot di salvare gli umani nel tempo stabilito.

I “robot etici” salvano gli esseri umani

Venne registrato un filmato nel quale viene ripreso l’esperimento in modo da comprendere i tempi di reazione del robot davanti al problema.

Filmato dell’esperimento condotto da Alan Wilfed presso il Bristol Robotics Laboratory.

Il robot va in stato confusionale in quanto non è in grado di giudicare e quindi stabilire azioni e comportamenti.

Dobbiamo considerare che ad oggi i chip e i software implementati all’interno dei robot, risultano molto più efficienti, rapidi e performanti rispetto a quelli presenti anni fa, e non è quindi da escludere che in un prossimo futuro le 3 leggi possano davvero essere applicate ad un robot.

Da tener conto poi che Asimov, quando formulò le 3 norme, lo fece col proposito di diffondere ed esprimere il proprio pensiero ion merito alla necessità di usare la tecnologia in modo etico e non per causare danno umani o altro.

Per applicare le 3 leggi, saranno indispensabili nuovi e significativi progressi nel campo dell’AI (Intelligenza artificiale) in maniera tale che i robot possano pensare e agire autonomamente comprendendo le azioni che svolgono e in relazione a ciò che hanno già appreso, ma questa è una soluzione che non potrà essere applicata a breve, in quanto i principali finanziamenti per l’intelligenza artificiale arrivano da enti militari.

Le 3 leggi della Robotica: manuale di robotica, 56° Edizione – 2058 d.C.

Nel suo racconto “Girotondo” (Runaround), contenuto nell’antologia “Io Robot” pubblicata nel 1950, Isaac Asimov enuncia per la prima volta le 3 Leggi della Robotica. Tre regole, inserite nel cervello positronico di tutte le creature cibernetiche, le quali regolano tutte le loro azioni.

Fondamentalmente, tutti gli scritti di Asimov si basano su quest’ultime, e anche ad oggi i robotici più fantasiosi e ottimisti le tengono in considerazione: secondo alcuni, infatti, il primo vero robot che potrà esser considerato “umanoide” sarà quello che per primo avrà la capacità di obbedire alle tre leggi.

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Fonte: New scientist

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