LightVault: l’opera d’arte realizzata da 2 robot

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LightVault: l’opera d’arte realizzata da 2 robot – È all’Università di Princeton che va il merito per aver realizzato la prima opera architettonica che vede il coinvolgimento di 2 Robot nel processo di costruzione.

Due ricercatori dell’Università di Princeton, l’Architetto Stefana Parascho e l’Ingegnere Sigrid Adriaenssens, hanno collaborato insieme allo studio di Architettura Ingegneria Skidmore, Owings e Merrill (SOM) con l’obiettivo di rafforzare il rapporto collaborativo tra umani e robot, con il fine di realizzare architetture splendide e sostenibili e dimostrare come i robot possano aiutare gli uomini nella semplificazione di costruzioni e strutture complesse.

Light Vault: obiettivi del progetto

L’obiettivo dichiarato ha creato fin da subito un certo scalpore: i robot in questione (di proprietà della Global Robots) sono stati scelti non tanto per imitare, ma piuttosto per realizzare un risultato migliore di quello che operatori in carne e ossa avrebbero potuto ottenere.

Vogliamo utilizzare i robot per costruire splendide architetture in modo più sostenibile

Sigrid Adriaenssens

Questo è quanto ha affermato Sigrid Adriaenssens, professore associato di ingegneria civile e ambientale e direttore del Form Finding Lab dell’Università di Princeton.

Qui il professore e la collega Stefana Parascho, in collaborazione con lo studio di architettura Skidmore, Owings and Merrill hanno disegnato e lasciato costruire a un robot l’opera LightVault.

Vantaggi derivanti dall’utilizzo generalizzato dei robot

L’Architetto Parascho, direttore del CREATE Laboratory di Princeton (Calcolo e Robotica che Abilitano le Tecnologie per l’Architettura), precisa che non è sua intenzione sostituire l’uomo in queste complesse lavorazioni, ma utilizzare i robot per quei compiti altrimenti difficilmente attuabili.

Esempio: immaginiamo di assistere ad un uomo intento a sorreggere un mattone di vetro da 3 kg per oltre 7 minuti, nell’attesa che la colla si asciughi e la struttura divenga stabile, come potra mai riuscire in una simile impresa senza compiere alcun movimento? È impossibile, ed è per questo che i robot accorrono in nostro aiuto: per compiere movimenti tanto precisi quanto straordinariamente complessi.

Numerose sono le opportunità a cui la realizzazione di questo progetto apre le porte: Un primissimo esempio è costituito dalla possibilità di andare ad operare in luoghi in cui sarebbe pericoloso lavorare o dove ne risulterebbe difficoltoso l’accesso.

Un altro importante vantaggio è stato illustrato da Edvard Bruun, PhD Candidate presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Princeton, nel quale la dottoressa evidenzia come il potenziale derivante dal coinvolgimento dei robot, consista essenzialmente nell’aiutarci a raggiungere l’obiettivo della costruzione di edifici solidi ed efficienti, riducendo gli sprechi di risorse quali tempo e materiali.

LightVault: l’opera d’arte

Partendo dall’arco centrale, i 2 Robot hanno poi proceduto dall’esterno, ognuno da un lato della volta. Non pochi gli imprevisti: al di là della scarsità di tempo e di tutte le problematiche derivanti dal diffondersi del COVID-19, i primi test effettuati con i mattoni in vetro si sono conclusi con diversi vetri frantumati… Ma non sono mancate anche i riscontri positivi: come evidenzia Bruun, lavorare in modo tale da garantire in modo continuo il distanziamento sociale, ha ritrovato nei Robot validi strumenti per poter lavorare.

Nel seguente video viene presentato in sintesi questo innovativo progetto:

LightVault: l’opera d’arte realizzata da 2 robot

338 mattoni di vetro trasparente realizzati da Poesia Glass Studio e assemblati dai Robot.

La costruzione di una volta di vetro dal design curvo, interamente realizzata grazie alle macchine, costituisce un’importante dimostrazione di quanto questo processo di costruzione possa rilevarsi più sostenibile rispetto all’approccio classico.

I due robot hanno infatti potuto procedere nella costruzione di una volta alta più di 2 metri e larga (e lunga) oltre 3 metri e mezzo.

Durante la costruzione, non sono state utilizzate impalcature di alcun tipo, e non è stato riportato alcun spreco di materiali, questo nuovo approccio all’architettura, potrebbe determinare l’inizio di una nuova epoca nel mondo dell’edilizia, un’epoca di maggiore efficienza, di maggiore precisione, di maggiore sicurezza, e senza dubbio anche meno usurante per l’uomo stesso; tutto grazie alla forza, capacità e autonomia dei robot.

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Fonte: osservatorio.c-quadra.it

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